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LA MORTE E IL CARNEVALE

LA MORTE E IL CARNEVALE - COPIA SCENEGGIATURA VIVARELLI E ROSSO

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LA MORTE E IL CARNEVALE è una sceneggiatura a cura di Piero Vivarelli, A. Bolzoni. P. Rosso  e di Patrizia Rosso (Vivarelli è anche autore del soggetto). Questa copia in buono stato di conservazione di circa 190 pagine proviene della ricca biblioteca del Comandante Nino Buttazzoni e conservata fino ad oggi nell'abitazione della moglie recentemente deceduta. 
La famiglia lo ha affidato a My Militaria per la vendita a collezionisti o musei, accompagnandoli con una dichiarazione firmata di originalità e provenienza che verrà rilasciata all'acquirente. 
Questa sceneggiatura era stata scritta da Vivarelli (scomparso qualche anno fa) per dare una sua personale versione sulla tragica fine di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida (personalmente conosciuti da Vivarelli al tempo della RSI, in quanto Vivarelli faceva parte del Battaglione Nuotatori Paracadutisti della Decima MAS); in una intervista online rilasciata ad un noto giornale nel 2006 apprendiamo che: "Vivarelli frequentò il vero Valenti e su quei fatti ha scritto una sceneggiatura intitolata La morte e il Carnevale, che sarebbe dovuta diventare un film coprodotto dalla Rai. Purtroppo il progetto si arenò, anche per i motivi legati ai costi (...). Vivarelli ha una teoria sulla fine della coppia. «Osvaldo e Luisa si consegnarono ai partigiani delle Brigate Matteotti sicuri di essere risparmiati. Non s'erano macchiati di crimini, il loro problema era la droga. Dico di più: Valenti, negli ultimi mesi di guerra, aveva intrattenuto decisivi rapporti con i partigiani a nome della X Mas. L'ordine di fucilazione arrivò dall'alto, da Pertini: temeva che la verità venisse a galla». In ogni caso, i partigiani esitarono parecchio, una settimana, prima di ucciderli (e depredarli). Un delitto inutile? Erano diventati un simbolo, forse loro malgrado. Fosco e avventuriero lui, bella e schiava d'amore lei. Il loro ultimo film, girato a Venezia nel 1944, si intitola Un fatto di cronaca".
Valenti nel marzo 1944 fu contattato da Mezzasomma che intendeva affidargli l'incarico di Commissario Nazionale per lo spettacolo ma Valenti rifiutò essendosi, all'insaputa di tutti, arruolato nella Xª Flottiglia MAS comandata dal principe Junio Valerio Borghese. Si trasferì a Milano con la Ferida dove gli fu riconosciuto il grado di tenente e dislocato presso il Distaccamento "Milano". A Milano divenne inoltre ufficiale di collegamento con il Comando della Kriegsmarine in Italia riscuotendone l'apprezzamento.
Entrò a far parte anche del Battaglione "Vega", che costituito nel maggio 1944 era emanazione degli NP che facevano parte del Servizio Informazioni della Marina Nazionale Repubblicana. D'altronde Valenti aveva sottoscritto l'arruolamento al capitano Nino Buttazzoni comandante degli NP. A partire da maggio, per conto della Decima prese parte ad alcune operazioni segrete di mercato nero con i partigiani verso la Svizzera finalizzate, previa cessione di merci pregiate, a rimpinguare le esauste casse della Decima e dello stato repubblicano da svolgersi all'insaputa dei tedeschi. L'operazione fu denominata "Missione Manzini", dal nome del tenente colonnello che la dirigeva. Appositamente fu costituito a Lanzo d'Intelvi presso il confine svizzero, all'interno di un convalescenziario della Marina, un supporto logistico gestito dal battaglione Nuotatori Paracadutisti. In tutto furono distaccati una ventina di uomini sotto il comando di Valenti, scelto per la dimestichezza nella lingua tedesca e francese. In queste operazioni fu affiancato dalla Ferida seppure priva di alcuna veste ufficiale.

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